Il liquore di Genziana ha certamente il primato del liquore più bevuto e amato d’Abruzzo, non solo perché dopo un sostanzioso pasto tipico riesce a far digerire qualsiasi pietanza , ma anche per  il suo sapore amarognolo e secco ma allo stesso tempo amabile e soave. Delicatissima e strepitosamente unica, come tutte le cose d’altura, genera sfumature al palato, gusto lungo e duraturo.

La genziana è un liquore che si estrae dalla radice (più propriamente rizoma) della genziana maggiore (Gentiana lutea L.), appartenente alla famiglia delle Gentianaceae. Le piante facenti parte di questa famiglia sono principalmente erbacee e sono tipiche delle zone montane abruzzesi. Essa si caratterizza per  un grosso rizoma ramoso, foglie grandi e fiori gialli e fiorisce in prevalenza durante la bella stagione, quando il clima è caldo e temperato. 

Anticamente la radice di Genziana è stata utilizzata nel nostro territorio per le sue proprietà digestive ed è in virtù delle sue molteplici utilizzazioni che  ha seriamente rischiato di estinguersi. E’ proprio a causa della raccolta (soprattutto dei metodi di raccolta) eccessiva, che la pianta ha iniziato a subire un declino, fino a diventare specie in rarefazione. Infatti per questo motivo è stata dichiarata specie protetta.

Curiosità e Leggende

Il nome generico deriva dal latino “gentiane”, che secondo Plinio e Dioscoride fa riferimento a Gentius, re dell’Illiria vissuto intorno al 180 a.C., che secondo la leggenda fu il primo a scoprire le proprietà medicinali della radice di genziana. L’epiteto specifico deriva dal latino “luteus-a-um”, giallo, in riferimento al colore dei fiori. 

Ma non si tratta dell’unica leggenda, poiché ve ne sono altre che parlano di popoli salvati dalle carestie proprio dalla Genziana e di fiori utilizzati per praticare le arti magiche, in particolar modo per stregare l’amato/a e condurlo a sé.

La genziana in letteratura

Gabriele D’Annunzio, conosciuto poeta e scrittore del ‘900, estasiato dalla bellezza del fiore scrisse: “ …e forse tutti i roseti tralascerò per quella sola genziana aperta sul ciglio del campo come una gemma preziosa”. Potrei citare a lungo le numerose varietà di questo fiore con le sue bellezze cromatiche, ma difficilmente saprei definire in giusto modo la grazia di un cespo di genziane nella cornice verde dell’erba, in un contrasto cromatico, che solo la natura sa trovare e ripetere infinite volte. Grazie al misterioso processo dell’eredità genetica ogni fiore è un miracolo a cui l’uomo dovrebbe saper guardare con umiltà, riflessione e grande rispetto.

Anche il De Renzi scriveva nel 1828 a proposito di quelli che egli chiama “rimedi indigeni”, di cui tanto è ricco l’Abruzzo. “Abbondanti sono le erbe medicinali che trovansi negli Abruzzi […] la Majella specialmente n’è ricca, ed i medici de’ luoghi vicini adoperano con efficacia la Gentiana lutea …


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